Truffe finanziarie. Come non cadere nella trappola.

 

 

Ci risiamo!

Ancora una volta una telefonata di una persona che mi chiede un consiglio: “sono stato contattato da un mio amico che mi ha parlato di un “club esclusivo” che si occupa di investimenti. La promessa è che investendo nella loro piattaforma è possibile ottenere un rendimento mensile dell’8% …tu che ne pensi?” 

Che ne penso? Non posso prenderti a parolacce perché l’educazione mi impone un certo contegno e la stessa educazione mi dice: Ascolta!

 

Diffida dalla promessa dell’esclusività

 

Dopo dieci minuti abbondanti di chiacchiere inutili circa l’esclusività di appartenere ad un club ristretto, l’opportunità di guadagni strabilianti, la semplicità di utilizzo della piattaforma, arriviamo al dunque.
Mi viene in mente solo una frase:

“Quando ti siedi a un tavolo da gioco e non hai ancora capito chi è il pollo, allora ci sono molte probabilità che il pollo sia proprio tu”.

Ma non dico nulla, prendo fiato e semplicemente faccio notare che il grande successo delle truffe finanziarie, non deriva dal grado di scaltrezza dei truffatori ma, quasi sempre, anche dal comportamento dell’investitore che, stordito dal desiderio di un lauto guadagno, non si sofferma a chiedersi la ragione di questi compensi miracolosi.

Truffatore e truffato giocano la stessa partita, ma l’investitore è destinato a rimetterci sempre le penne.

 

Fenomeno in crescita. Come difendersi?

 

Come difendersi da questi fenomeni che sono sempre più frequenti?

La difesa più efficace risiede nel comportamento dell’investitore che deve sempre:

confrontare il rendimento promesso con quello offerto nello stesso periodo dagli intermediari tradizionali e, se lo scostamento è rilevante chiedere quali sono le ragioni concrete di questa differenza;

comprendere che non esiste investimento “ a rischio zero” che garantisca elevati rendimenti;

indagare e ottenere informazioni circa le caratteristiche dello strumento finanziario proposto e sul soggetto che lo propone;

richiedere documentazione a supporto circa lo strumento finanziario proposto (kit contrattuale);

effettuare pagamenti sempre “tracciabili”, nell’eventualità che scelga di investire.

 

Riconosci lo schema, neutralizza il truffatore

 

È bene sapere che le truffe finanziarie più pericolose e ricorrenti utilizzano quasi sempre le stesse modalità.
Si tratta di schemi da tempo collaudati che sembrano aver trovato maggior vigore con la diffusione di internet.

La truffa finanziaria più frequente è lo “schema piramidale” detto anche “schema Ponzi”, dal nome del suo ideatore, operante negli Stati Uniti agli inizi del ‘900.

 

Il funzionamento dello “schema Ponzi”

 

La tecnica si sviluppa in 4 fasi.

Nella prima viene promesso ad un potenziale investitore/cliente un rendimento superiore al mercato e in tempi anche abbastanza brevi, se costui decide di investire i suoi soldi.

La seconda fase, prevede la restituzione dei soldi per far credere che il sistema funziona davvero.

Nella terza fase si diffonde il messaggio che l’investimento non solo è redditizio, ma anche sicuro, in modo da attirare altri potenziali clienti.
L’ingresso di nuovi clienti e l’afflusso di nuovo denaro consente il pagamento di interessi alti e/o rimborso del capitale ai primi clienti.

L’ultima fase è quella in cui il sistema implode perché le richieste di rimborso dei clienti attuali superano i versamenti dei nuovi clienti entrati.

Il “gioco” funziona fino a quando resta elevata la capacità di attrarre nuovi partecipanti.

 

I campanelli d’allarme 

 

Le principali caratteristiche dello schema Ponzi sono:

– la prospettiva di realizzare lauti guadagni in tempi brevi e con poco rischio, grazie all’attività di un “mago della finanza”;

– una documentazione inesistente o comunque non comprensibile, caratterizzata da investimenti speculativi qualificati come “alta finanza”;

– partecipanti non qualificati in materia finanziaria;

– un’attività di investimento legata ad una sola azienda o prodotto;

– un rischio elevatissimo che aumenta con l’aumentare dei partecipanti al gioco e che, di norma, non viene percepita dal singolo.

Come detto, lo schema smette di funzionare quando le richieste di rimborso, sommate agli interessi da pagare, superano gli apporti di denaro dei nuovi aderenti.

Quando però insorgono i primi problemi nel pagamento delle somme a cui si ha diritto, normalmente è già troppo tardi.

 

Anni Novanta. Il caso Madoff.

 

Una replica perfetta dello schema Ponzi fu adottata, negli anni ‘90, dal finanziere americano Bernard Madoff.

Costui raccoglieva denaro promettendo il 10% di interessi, anche in condizioni avverse di mercato, attraverso la società Bernard Madoff Investment Securities.

I primi sospetti si ebbero quando con la crisi asiatica del 1997 e della successiva nel 2001, i suoi investimenti non avessero subito nessuna oscillazione. In realtà, non vi era nessun investimento.

Madoff aveva messo in piedi un nuovo schema Ponzi, depositando i fondi raccolti presso la Chase Bank. Nel 2008, però, con il crollo della Lehman Brothers, le richieste di prelievo furono talmente tante da determinare il crollo dello schema.

A quel punto, l’11 Dicembre, Madoff venne arrestato con l’accusa di aver truffato i suoi clienti causando un ammanco di circa 65 miliardi di dollari.

 

La maxi truffa di Bochicchio al mondo dello sport

 

Lo schema Ponzi fu nuovamente protagonista quando nel 2020 scoppiò lo scandalo dei personaggi dello sport e della televisione, truffati da Massimo Bochicchio ex manager di HSBC, attraverso le sue società finanziarie londinesi: Tiber Capital e Kidman Asset Management.

Bochicchio prometteva rendimenti superiori al 10%.
La fine della storia fu che 38 truffati si costituirono parte civile, tra cui Antonio Conte che perse 24 milioni di euro e El Shaarawy con 6 milioni di euro.

Bochicchio veicolava il denaro raccolto in investimenti realizzati in paesi a ridotta tassazione, come Singapore, Hong Kong e Dubai e naturalmente sui conti personali.
Anche in questa storia, le richieste di prelievo hanno determinato il game over.

Queste sono solo alcune delle truffe perpetrate nel corso degli ultimi anni, ma gli esempi purtroppo sono molto numerosi.

 

Come il truffatore sfrutta le tue emozioni

 

Il truffatore in genere si presenta come un grande esperto.
Promette guadagni elevati; non fornisce informazioni precise, parla con termini complessi che possono confondere l’investitore con poca esperienza, ha un proprio sito, ricco di informazioni che sono difficili da verificare.

Spesso offre dei bonus per entrare nell’affare o incentivi per presentare nuovi clienti; fa riferimento a presunte autorizzazioni dell’Autorità di vigilanza, ha molte recensioni positive (adeguatamente pilotate) e può fare pressione affinché l’affare si concluda.

Quali sono le leve del truffatore?
Purtroppo, i nostri punti di debolezza!

Come dimostrato dalla finanza comportamentale, quando siamo posti di fronte a problemi complessi, come le scelte finanziarie, ci lasciamo guidare da “scorciatoie mentali”, attitudini ed emozioni che spesso ci sviano dalle giuste decisioni.

 

Quali sono le “molle” psicologiche?

 

Una proposta di investimento allettante fa scattare delle “molle” psicologiche:

  • la fiducia nel truffatore: ci affidiamo ciecamente a chi ci promette quello che desideriamo (ricordate il gatto e la volpe?);
  •  l’effetto gregge (“Tutti fanno così”). Nell’indecisione ci affidiamo al giudizio della folla;
  • la paura di perdere un’occasione unica (paura del rimpianto);
  • l’attrazione del guadagno facile o apparentemente privo di rischio (l’avidità)
  • l’impulsività
  • il fascino dell’azzardo
  • l’eccessiva fiducia in noi stessi (overconfidence).

 

Una volta che si è rimasti truffati, il truffatore fa leva sul nostro senso di vergogna per esserci cascati con tutte le scarpe, tanto da indurci a non denunciare. Come difendersi?

 

La conoscenza come strumento di difesa

 

La migliore difesa è la conoscenza. Non esistono pasti gratis: un investimento che promette un alto rendimento è anche un investimento rischioso.

Esistono delle tutele per il risparmiatore e l’investitore previste dal nostro ordinamento:

Primo tra tutti, l’esercizio nei confronti del pubblico di servizi e attività di investimento è riservato a soggetti autorizzati dalle Autorità competenti (in Italia la Consob).
La prestazione abusiva di servizi e attività di investimento è reato punito con la reclusione fino a un massimo di 8 anni.

Le proposte di investimento devono essere illustrate in un prospetto autorizzato da Consob.
L’offerta abusiva di prodotti finanziari e attività pubblicitaria si configura quando viene pubblicizzata un’offerta di prodotti finanziari senza la pubblicazione e il deposito presso la Consob o altra Autorità di un prospetto informativo, laddove la legge lo preveda.

 

Cosa fare

 

Se ti propongono un servizio di trading online o se vieni raggiunto da una proposta di investimento:
verifica sul sito Consob se il soggetto è autorizzato (vedi l’Elenco delle imprese di investimento) e/o se è stato già segnalato per abusivismo (consulta la sezione ‘Avvisi ai risparmiatori’).

Chiedi al soggetto che ti ha contattato: il nome della società e dove ha sede, se è autorizzata, da chi è stata autorizzata e il numero di autorizzazione.
Richiedi il sito web, il nome e cognome di chi ti sta chiamando e i contatti telefonici a cui è possibile rintracciarlo.

Verifica che il tipo di investimento che ti è stato proposto non rientri tra quelli che la Consob ha vietato o sconsigliato (Contract for difference, CFD, Rolling spot forex e opzioni binarie).

Domanda (nel caso in cui tu abbia ricevuto una proposta di investimento) se c’è un prospetto autorizzato, verifica sul sito Consob e, se non trovi il prospetto, scrivi a Consob per avere informazioni prima di investire.

Ricorda che, in generale, il trading online è una modalità di investimento adatta solo a investitori particolarmente esperti e che le perdite molto spesso in media superano ampiamente in guadagni.