fbpx

 

Il Capitale Umano.

 

Ne sono sicura: a questa domanda quasi tutti potrebbero rispondere “molto”, riferendosi a proprietà puramente caratteriali (sono disponibile, generoso, affidabile, ecc ) o caratteristiche proprie della persona (sono forte, sono in salute, sono giovane, ecc) e perché no, anche a parametri di ricchezza ben tangibili (ho risparmi, una casa, un lavoro). Ma se ti chiedessi di quantificare questo valore?

 

Che cos’è il capitale umano e quanto vale?

 

Definiamo il capitale umano. Secondo la definizione fornita dall’Ocse, il capitale umano “è costituito dall’insieme delle conoscenze, delle abilità, delle competenze e delle altre caratteristiche individuali che facilitano la creazione del benessere personale, sociale ed economico”.
In parole semplici: il capitale umano è la capacità di produrre reddito per sé e per i propri congiunti.
Il capitale umano è una forma di ricchezza intangibile, e quindi meno comprensibile rispetto alla ricchezza immobiliare o mobiliare.

Secondo quanto riportato dall’Istat, nel nostro Paese il capitale umano di ciascun cittadino arriva a un valore che si aggira intorno ai 342mila euro.
Tale valore viene calcolato prendendo in analisi diversi fattori, come la tipologia di lavoro svolta dall’individuo e le sue prospettive di carriera, unitamente alle sue aspettative di vita.
Al giorno d’oggi il valore pro-capite non è distribuito in maniera uniforme: questo cambia, infatti, a seconda del genere, dell’età e del livello di istruzione, dimostrandosi più elevato nel caso degli uomini rispetto alle donne (tradotto in cifre, si parla di 453mila euro in media per gli uomini contro 231mila euro per le donne).

 

I tre pilastri del capitale familiare

 

I tre pilastri del capitale familiare (finanziario, reale e umano) sono tutti ugualmente importanti per la corretta capacità di pianificazione del futuro sereno di una famiglia. E tutti necessitano di una valutazione di quei rischi che ne possano compromettere la stabilità di lungo periodo.
Sembra un concetto astratto, ma cosa accade, alla ricchezza “umana”, se l’individuo muore? Il reddito che avrebbe potuto produrre viene meno, e la famiglia può trovarsi in una situazione di disagio economico, specialmente quando la persona deceduta era il principale percettore di reddito.

Secondo un’indagine condotta dal Centro Einaudi risulta che circa il 45% degli italiani mette da parte il denaro per far fronte ad imprevisti futuri, ma è anche vero che il capitale risparmiato non è sufficiente a far fronte ad un problema di dimensioni modeste in due casi su tre.
Anche questo è un tema di educazione finanziaria, dal momento che gran parte della ricchezza dei cittadini è tenuta liquida sui conti correnti.

 

Come proteggere il capitale umano

 

Per proteggere il capitale umano e garantire un futuro sereno alla propria famiglia è possibile stipulare assicurazioni utili caso per caso.
La soluzione reale è quella di acquisire una maggiore consapevolezza e un’attenzione particolare alle modalità di risparmio ma soprattutto a quelle di impiego della ricchezza.
La gestione patrimoniale, per essere veramente efficace e rispondere alle esigenze di tranquillità e crescita della famiglia, deve tenere conto anche di quella assicurativa, permettendo di liberare il capitale mantenuto sino ad ora liquido per fronteggiare imprevisti.

Se vuoi una visione complessiva ed una corretta valutazione dei rischi, compresi quelli che possano intaccare il capitale umano, non devi fare altro che contattarmi.